Intervento sulla mozione MOZIONE RELATIVA AL DISEGNO DI LEGGE “ALLONTANAMENTO ZERO” (Lia Bianco – 31.01.2022)

Sebbene il ddr sia stato rivisto e la Regione abbia, in particolar modo con l’audizione di numerosi stakeholders, dimostrato di voler accogliere osservazioni da parte degli esperti del settore, il testo continua a contenere forti aspetti di criticità.

Il presupposto da cui si parte, è che la media degli allontanamenti in Piemonte sia superiore alla media nazionale, mentre di fatto le differenze interregionali sono minime.

I dati per regione evidenziano un range che va per gli affidi

  • dallo 0,5 per mille dell’Abruzzo 
  • al 3,2 per mille della Liguria 
  • In Piemonte si rileva il 2,1 per mille

per l’accoglienza nei servizi residenziali 

  • dallo 0,8 per mille di Abruzzo, Toscana e Friuli-Venezia-Giulia 
  • al 3,1 per mille del Molise 
  • In Piemonte si rileva l’1,6 per mille

Inoltre il dato relativo agli allontanamenti dei bambini in grave difficoltà familiare rapportato a ciò che accade negli altri Paesi europei, mostra che in Italia sono molti meno: 1/3 rispetto alla Francia e alla Germania e metà rispetto all’Inghilterra.

Occorre inoltre precisare che nell’esame dei dati sono stati presi in considerazione anche i minori stranieri non accompagnati, che sebbene collocati in affido o in comunità e supportati con interventi educativi, ricevono prestazioni a partire da presupposti ben diversi.

Occorre inoltre, perché la lettura non risulti pretestuosa, esaminare il dato almeno in un’ottica bidirezionale chiedendosi cioè se non possa essere spiegato con il fatto che il Piemonte abbia lavorato meglio di altre regioni, intercettando più efficacemente i casi di difficoltà.

Non ci sono elementi scientifici e statistici che consentano di sostenere che l’allontanamento dei bambini dalle famiglie di origine sia eccessivo e che avvenga per soli motivi economici, né per affermare con certezza di poterlo ridurre in modo significativo, soltanto attivando misure di natura economica.

Al riguardo è necessario sottolineare come, rispetto al passato, i cittadini Italiani e quindi le famiglie, possano beneficiare di una misura di grande importanza come il Reddito di Cittadinanza, che però di fatto non pare avere inciso sull’andamento del fenomeno all’attenzione del disegno di legge, a dimostrazione che gli interventi economici non sono risolutivi nella maggior parte delle situazioni di rischio per i minori.

L’ipotesi che gli allontanamenti avvengano principalmente per motivi economici introduce tra le altre criticità uno stereotipo grave, cioè che vi sia una correlazione diretta tra povertà e trascuratezza, maltrattamento, abuso, mentre la casistica a disposizione dei servizi per l’infanzia dimostra che si tratta di fenomeni trasversali a tutte le classi sociali, con maggiore difficoltà a far emergere il sommerso nei ceti più alti.

Tale ipotesi risulta quindi discriminante nei confronti dei ceti più poveri, e pregiudizievole nei confronti dei minori che nascono in famiglie prive di difficoltà economiche.

Partendo da questi presupposti semplicistici e non del tutto corretti si propone quindi una soluzione altrettanto semplicistica: fornire un contributo economico alle famiglie in difficoltà genitoriale. 

Ciò senza tenere conto che nelle situazioni complesse una risposta univoca è inadeguata, in quanto situazioni complesse richiedono interventi articolati, integrati e multidisciplinari. 

Il disegno di legge propone che l’allontanamento sia l’extrema ratio e che solo quando sono falliti gli interventi messi in campo si prenda in considerazione l’ipotesi dell’allontanamento. 

Le disposizioni nazionali e regionali da moltissimi anni sono però già in questa linea, risulta pertanto lecito porsi il dubbio che il problema non consista in un eccesso di allontanamenti, ma in un insufficiente dotazione di strumenti preventivi, di sostegno e supporto. 

Il tema quindi non è tanto la necessità di una nuova legge, che non dispone nulla di innovativo, ma di una più cospicua dotazione di risorse che consenta attivazione di servizi, assunzione di personale dedicato, supervisione e formazione continua per gli operatori che svolgono il delicato compito della tutela materno infantile.

Per fornire supporti alla genitorialità e realizzare interventi che consentano l’emersione precoce delle situazioni di rischio per i minori sono necessarie risorse aggiuntive nel settore socio assistenziale e nel settore sanitario, perché le competenze in materia di tutela materno infantile, come stabilito nel decreto legislativo 502/92 articolo 3-septies che riforma il SSN afferiscono all’area dell’integrazione socio-sanitaria, cioè appartengono a quella categoria di interventi che richiedono prestazioni professionali da parte del sistema integrato dei servizi sociali, normato in Piemonte dalla legge regionale 1 del 2004 e del sistema sanitario con interventi in capo ai Distretti (sistema consultoriale e sistema della prevenzione) e al dipartimento materno infantile, per quanto riguarda pediatri, psicologi e neuropsichiatri infantili.

Il testo non prevede invece risorse aggiuntive per i servizi di sostegno alle famiglie, ma solo uno spostamento di risorse da un capitolo all’altro del bilancio, con il rischio di impoverire ulteriormente il settore sociale. 

Le azioni di prevenzione sono importanti e vanno rafforzate, ma per poterlo fare non sarebbe sufficiente neppure soltanto un incremento di risorse, ma è indispensabile attivare un ripensamento organico dei diversi interventi che preveda una maggiore collaborazione tra il settore sanitario e quello sociale, con gli altri sistemi che si prendono cura dei minori e delle loro famiglie: i sistemi di welfare dei comuni e il sistema scolastico in primo luogo.

Se la prevenzione è importante e va valorizzata investendo risorse economiche nel sistema dei servizi e nella formazione e supervisione degli operatori, occorre anche prendere atto che non sempre è sufficiente a proteggere i bambini da condizioni famigliari gravemente rischiose per il loro sviluppo e che non sempre i tempi dei bambini coincidono con i tempi degli adulti. 

Programmare un piano di sostegno semestrale può essere utile e funzionale in molte situazioni, ma anche questa indicazione non contiene alcun tipo di novità perché i servizi da sempre attivano tutto ciò che è nelle loro disponibilità in termini di risorse e professionalità a favore del rispetto delle norme vigenti, cioè del diritto del minore a crescere nella sua famiglia

Ed è necessario riconoscere che in alcuni casi specifici le condizioni sono così gravemente pregiudizievoli da imporre un intervento immediato: ciò non riguarda solo i casi di violenza ed abuso, ma anche quelli di negligenza grave. 

L’affido temporaneo in queste situazioni costituisce un intervento necessario e prezioso per il bambino, ma anche per i suoi genitori, che possono se ne hanno la volontà o le capacità, beneficiare di interventi finalizzati al pieno recupero delle funzioni genitoriali.

Lo slogan “allontanamento ZERO” può indurre a credere che con una buona prevenzione si possa raggiungere l’obiettivo di non allontanare nessun bambino, negando l’assunto che purtroppo non tutti i genitori biologici sono in grado di essere anche genitori accoglienti ed educanti, riconosciuto a livello normativo a partire dall’articolo 30 della Costituzione (È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti.)

L’interesse supremo del minore, è rimanere nella sua famiglia di origine se questa è in grado di fornire protezione, accudimento e sviluppo adeguato altrimenti ha diritto di trovare un’altra famiglia accogliente e affettiva

  • Temporaneamente, mentre i servizi per gli adulti sostengono i genitori nel processo si recupero o sviluppo delle competenze genitoriali
  • Definitivamente, attraverso l’adozione nel caso la famiglia di origine si riveli irrecuperabile

L’affidamento familiare in specifico, così come è definito dalla legislazione italiana, è un sostegno importante che la comunità può offrire ad una famiglia in difficoltà per tutelare il minore, nel tentativo di favorirne una crescita sana, e contemporaneamente per sostenere i genitori biologici, perché possano provare a superare le difficoltà, non perdendo la relazione con i figli.

Delegittimare l’istituto dell’affidamento familiare significa

  • demotivare le persone ad offrirsi per dare il proprio contributo a favore di famiglie in difficoltà
  • mettere a rischio l’operato e la sicurezza degli operatori esposti in prima linea nella tutela dei minori
  • non riconoscere l’esistenza e l’importanza di un lavoro delicato che ha sempre carattere multidisciplinare e multidimensionale e chiama in causa professionalità appartenenti al sistema integrato dei servizi sociali, al SSN e al sistema della Giustizia (Tribunale per i minorenni, ma anche Tribunale Ordinario)

In sintesi, per poter tutelare i minori sono necessarie alcune condizioni fondamentali

  • Azioni culturali che sensibilizzino i cittadini nei confronti dei temi della tutela dei minori;
  • Politiche a favore dei diritti dei minori che si ispirino senza equivoci alla Convenzione di New York, riconoscendo un’attenzione privilegiata al “superiore interesse del fanciullo” che nella generalità dei casi è crescere all’interno della propria famiglia, ma in situazioni estreme, quando gli interessi di “grandi” e “piccoli” non vanno nella stessa direzione è di essere tutelato con qualsiasi strumento, anche l’allontanamento;
  • Politiche integrate nei settori sociale, sanitario, scolastico, formativo e giudiziario
  • Un sistema di interventi complessi, multidimensionali e multidisciplinari, da erogare a favore delle famiglie a rischio, per evitare l’allontanamento dei figli o per promuovere, per quanto possibile, il rientro dei minori allontanati, dotato di maggiori risorse economiche e di personale dedicato agli interventi a sostegno dei minori e della genitorialità
  • Sostegno continuativo (formazione e supervisione) rivolto ai professionisti che prestano il loro servizio nella tutela dei più deboli 
  • Selezione attenta delle famiglie affidatarie e offerta di accompagnamento costante alle stesse 

I servizi socio-sanitari della Regione Piemonte si sono distinti negli anni per le buone pratiche in questo senso, per l’attenzione ai minori e alle loro famiglie, e gli stessi dati che la Regione, dopo aver proposto il disegno di legge ha voluto raccogliere lo dimostrano. Pertanto il sistema dei servizi deve essere messo in condizione di continuare ad operare in sicurezza, promuovendo politiche adeguate e potenziando le risorse a disposizione.

(Intervento nel Consiglio Comunale del 31 Gennaio 2022)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: