Il popolo dei riders: sottoproletari si ridiventa, non si nasce

Massimiliano Genot ha scritto questa riflessione prima della notizia della morte di Antonio Prisco, rider combattente. Vogliamo così con questo scritto anche noi salutare Antonio.

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Il ventunesimo secolo, con il rinforzo della pandemia, ci sta offrendo ironicamente  il ritorno di categorie sociali che credevamo ormai estinte da tempo, almeno nel nostro Occidente. Ad esempio il ceto costituito da coloro che riescono a trovare a malapena i mezzi per il proprio sostentamento, non certo per riuscire ad avere dei figli, una famiglia: ebbene, questa categoria una volta si aveva il coraggio di chiamarla sottoproletariato.

Oggi si usano termini inglesi, più carini, politicamente corretti, ma la sostanza è la stessa: i riders  ne sono l’ espressione più visibile che annuncia  il ritorno  in massa del sottoproletariato. Per anni li abbiamo ignorati, anche se le vie delle città da tempo erano percorse da sagome  sfreccianti che sembravano aumentare il dinamismo ed il fascino delle metropoli, con il ritorno della centralità del corpo in azione, del suo fascino. Corpi agili, muscolosi, provenienti dai paesi caldi: profili  umani stimolanti e al contempo rassicuranti, nell’ assoluta sottomissione del loro ruolo all’ interno della gerarchia sociale.

Con la pandemia i riders sono aumentati, soprattutto per riuscire a soddisfare i bisogni, ma soprattutto i capricci e le frustrazioni da confinamento dei cittadini. Quante pizze ordinate per noia, per soddisfare i capricci dei figli o le pigrizie dei genitori. 

Ebbene, si possono anche chiudere gli occhi davanti alle proprie ed altrui miserie, è finito il tempo del moralismo, per carità! Ma chiudere gli occhi davanti al trattamento vessatorio inflitto dalle aziende a questi lavoratori  e continuare a consumare la propria pizza al tegamino nella più totale indifferenza,  pare comportamento da ignobili  struzzi, più che da homo sapiens. Soprattutto quando incominci a vedere che tra le file sempre più numerose dei riders non  trovi solo il ragazzo che incomincia  a fare una prima esperienza lavorativa, ma trovi persone di tutte le età, di tutte le provenienze:  incontri un vecchio signore in bici in difficoltà sul pavé che avrebbe potuto essere tuo nonno. Persone che avevano un tempo buoni lavori.

Solo il fatto di essersi riuniti in rappresentanza sindacale , di essere diventati coscienti del proprio ruolo strategico all’ interno della dinamica della distribuzione delle merci ha fatto sì che i riders stiano finalmente strappando trattamenti economici e lavorativi dignitosi dai loro padroni, non certo grazie alle visioni illuminate dei loro CEO.

Per qualche decennio abbiamo creduto che la lotta per non essere confinati agli ultimi posti  della scala sociale fosse ormai  inutile, che l’ avvenire fosse garantito proprio da chi ci offriva ogni sorta di possibilità di consumo. Forse oggi ci conviene rivedere, e anche in fretta, questa illusione servita a domicilio sullo schermo del cittadino, e tornare all’ impegno: anche e soprattutto politico.

Immagine https://images.app.goo.gl/6PgkCKtAFBYC1QmG8

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